Il sito di Repubblica ha inaugurato un suo sondaggio sui pretendenti alla poltrona di leader del Partito democratico ponendo ai contendenti la seguente domanda: “Ogni partito ha dei modelli personali. Figure - del passato o del presente; intellettuali, leader politici, religiosi - a cui si ispirano i suoi militanti e la sua base. Se non li ha, comunque li cerca, li crea. Quali figure proporrebbe come riferimenti esemplari del suo Partito democratico?”.
Una domanda che, tutto sommato, non sembrava necessitare di una preparazione simile a quella, accurata e dispendiosa (economicamente) richiesta dai quiz taroccati delle università italiane. Anche ai bimbi si chiede spesso cosa vorranno fare da grandi, e quelli, serenamente, rispondono dando ali alla fantasia: astronauta, motociclista residente all'estero, compagno di volo di Mastella, ecc. Insomma, non hanno la minima difficoltà a trovare dei modelli a cui ispirarsi.
Evidentemente, però, in politica non è così semplice. Il sistema di pesi e contrappesi suggerisce che non è saggio scegliere neppure tra il pragmatico Topolino e il fantasioso Paperino, perché Qui, Quo e Qua potrebbero incazzarsi e si rischierebbe di perdere tre potenziali elettori.
Ecco, infatti, che Walter Veltroni assicura che “il Partito democratico sarà un luogo formato da tante anime (non specifica, però, se trattasi di Paradiso o Inferno; il Limbo è stato soppresso d’autorità dalla Chiesa e non so quanto l’ecumenico sindaco di Roma se la senta di contestare apertamente le alte sfere ecclesiastiche), così aperto e accogliente da permettere ad ognuno di portare i propri riferimenti”. Insomma, una sorta di Bricocenter, felice oasi del “fai da te” dove ognuno può invitare chi vuole e chi se la sente può imbucarsi senza timore di trovarsi spaesato.
Rosy Bindi dichiara che “ognuno di noi ha i propri riferimenti esemplari, ma nel Pd e per il Pd dobbiamo cercarli e crearli insieme”. Come dire, una sorta di caccia al tesoro; o al tesoretto, che di questi tempi, Padoa Schioppa permettendo, appare più proficua.
Anche Enrico Letta glissa abilmente, con vaghi accenni necrofili: “Nessun Pantheon: il Partito democratico deve guardare al futuro. E’ il progetto di un partito grande, e dunque capace di interpretare l’interesse generale, e non quello di singole categorie”.
I tre “big”, insomma, traccheggiano, prendono tempo, non si sbilanciano. Figuriamoci se gli avessero chiesto il menu preferito.
Diversa, invece, la musica tra gli “outsider”.
Mario Adinolfi non ha incertezze: “Aldo Moro e i fondatori di Google”. D'altra parte, è ormai quasi certo che il Partito democratico nascerà come il risultato di un'alchimia politica ben più ardita della formula matematica che rappresenta il nome della fortunata azienda dei due ex studenti-prodigio Page e Brin.
Piergiorgo Gawronski indica senza indugi il mahatma Gandhi (“per le radici etiche del suo impegno politico”) e Luigi Einaudi (“per la dirittura morale con cui si oppose al fascismo”).
Jacopo Gavazzoli Schettini si rifugia nella fantascienza (la sola che gli potrebbe consentire di vincere il confronto con i più attrezzati rivali) e dice di ispirarsi a James T. Kirk, il comandante della nave stellare Enterprise, “uomo pragmatico e responsabile che però va’ dove nessuno è mai andato prima e osa nell’interesse dei più e del nostro pianeta”.
Le dichiarazioni degli aspiranti al trono del Partito democratico sono però interessanti perché evidenziano la totale rottura tra il politico militante (di più o meno lungo corso) e il soggetto per così dire appartenente alla società civile (Adinolfi sta a metà delle due categorie, forse per non essere riuscito ancora a sfondare nella prima).
Veltroni, Letta e Bindi, preoccupati di scivolare in chissà quale deriva estremista (conservatrice o rivoluzionaria), ed ecumenici quanto e forse più è richiesto a chi si muove nelle paludi melmose della politica, in sostanza non sono riusciti a tirare fuori un modello cui ispirarsi: né un Kennedy (non Pippo, il protagonista dello show di Guzzanti) per il kennediano Veltroni, né uno Sturzo per la cattolica Bindi.
Al contrario, gli altri, meno accreditati, “sfidanti”, hanno interpretato semplicemente una semplice domanda, ed hanno risposto concretamente, lasciando trasparire qualcosa di sé ai lettori.
Big bocciati, quindi, perché banali e inconsistenti, e outsider promossi sull’altare del pragmatismo e della chiarezza? Ma neppure per sogno! Il dato più sconcertante, infatti, è rappresentato proprio dai lettori, che in trentamila sono intervenuti per giudicare la risposta più convincente.
Il 31% ha scelto la risposta di Veltroni, il 21% quella della Bindi, l’11% quella di Letta. I modelli degli outsider non sono invece stati apprezzati: Gavronski ha ottenuto il 10% dei consensi, Adinolfi il 7% e Gavazzoli Schettini si è fermato al 4%.
Che dire? Ancora una volta hanno visto giusto loro, i politici "duri e puri": meglio restare nel vago. Comunque e a prescindere. Perché c'è sempre qualche Quo in agguato.